Parigi una di noi

Produzione industriale, prodotto interno lordo, deficit e debito dello stato: tutti i dati vanno nella stessa direzione. Nemmeno il “nocciolo duro” dell’Europa unita, l’asse franco-tedesco, è più al sicuro dai colpi della crisi. La Francia è “au bord de la récession”, sull’orlo della recessione, come titolava con enfasi l’edizione domenicale del Figaro; la Germania lo sa e si innervosisce all’idea di veder scivolare il suo storico alleato. Il mercato teutonico sarebbe anch’esso travolto, per non parlare della legittimità di una leadership continentale che – cadesse la Francia – rischierebbe di apparire quantomai solitaria e autoritaria.
9 AGO 20
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Produzione industriale, prodotto interno lordo, deficit e debito dello stato: tutti i dati vanno nella stessa direzione. Nemmeno il “nocciolo duro” dell’Europa unita, l’asse franco-tedesco, è più al sicuro dai colpi della crisi. La Francia è “au bord de la récession”, sull’orlo della recessione, come titolava con enfasi l’edizione domenicale del Figaro; la Germania lo sa e si innervosisce all’idea di veder scivolare il suo storico alleato. Il mercato teutonico sarebbe anch’esso travolto, per non parlare della legittimità di una leadership continentale che – cadesse la Francia – rischierebbe di apparire quantomai solitaria e autoritaria. Per questo il ministro delle Finanze di Berlino, Wolfgang Schäuble, ha detto di respingere anche la sola idea che si possa parlare di Parigi come della “malata d’Europa”.
I numeri però hanno la testa dura. L’Eurostat ieri ha certificato che la produzione industriale dell’Eurozona è calata del 2,5 per cento lo scorso settembre rispetto ad agosto (mentre rispetto al settembre dello scorso anno è diminuita del 2,3 per cento). E’ la variazione mensile peggiore dal gennaio 2009. In Italia la flessione è dell’1,5 per cento a settembre rispetto ad agosto (e del 4,8 in un anno). La Francia per una volta fa peggio: a settembre la produzione industriale è scesa del 2,7 per cento rispetto ad agosto (meno 2,4 in un anno). Il governo transalpino ieri ha comunque confermato l’impegno a ridurre il deficit pubblico al 4,5 per cento del pil quest’anno. Salvo riconoscere un attimo dopo che l’obiettivo di risanamento fiscale potrebbe essere messo a rischio dall’impatto della ricapitalizzazione dell’istituto di credito Dexia. Certo, Parigi continua ad avvantaggiarsi dei rendimenti contenuti sul suo debito pubblico, tanto che il costo complessivo degli interessi dovrebbe ammontare quest’anno a 46,4 miliardi, quasi la metà prevista dal Tesoro italiano. Ma gli investitori internazionali, come noto, in questi mesi guardano più alla tenuta complessiva dell’architettura europea che ai fondamentali dei singoli paesi. E se ha ragione la Banca centrale francese, che prevede crescita negativa nel paese per gli ultimi due trimestri del 2012, la recessione di Parigi sarà ufficiale. A quel punto i mercati si potrebbero convincere che la stampella teutonica non basti più, e allora Lady Spread inizierà – da un giorno all’altro – a parlare anche francese.